Natalie Portman ha annunciato l'inizio delle riprese della trasposizione cinematografica di Eating animals (Se niente importa, ndt) dello scrittore Jonathan Safran Foer.
La
notizia arriva non senza qualche polemica: sono molte le star che hanno
deciso di prestare il loro volto per campagne animaliste, ma non tutti
per convinzione: infatti apparire su una campagna Peta garantisce un
ritorno d'immagine sensazionale.
L'attrice ha già preso contatti
con Foer, che ha commentato la decisione così: "Lei vuole fare un
documentario molto personale. Mi ha contattato, mi ha detto che ha
adorato il libro. L’ho conosciuta. La aiuterò eventualmente, ma alla
fine sarà la sua visione. E’ solo all’inizio".
Foer può dire di aver
scosso molte coscienze col suo libro, a cominciare dalla sua, infatti il
libro è una sorta di diario di viaggio dell’autore che ha scoperto e
rivelato i vari maltrattamenti che subiscono gli animali che finiscono
nei nostri piatti.
"Forse gli altri non sono d’accordo con me che
gli animali hanno una personalità. Ma la tortura degli animali ben
documentata è inaccettabile, e il costo umano che Foer descrive nel suo
libro, di cui ero già a conoscenza, è universalmente convincente"
commenta l'attrice.
Meno male che qualcuno usa la propria celebrità per diffondere veramente un messaggio, invece di pensare solo alla pubblicità che ne può derivare...
http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=76689&titolo=La%20Portman%20e%27%20sempre%20piu%27%20veg
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giovedì 19 gennaio 2012
domenica 15 gennaio 2012
Da vegano a macellaio: il nuovo mestiere più cool di New York
Mio
nonno era macellaio (se fosse vivo e sapesse che sono vegana, probabilmente
penserebbe che non ho tutte le rotelle a posto...ma erano altri tempi e anche
altri luoghi), in un piccolo paese irpino della provincia di Avellino.
Joshua ha deciso di fare la
via di mezzo: dare ragione agli animalisti quando dicono che gli animali non
sono oggetti e che l’industria della carne è a dir poco disumana, ma fare anche
l’occhiolino a quelli che la carne “s’adda magnà”!
Ovviamente il caso è
diventato nazionale, la voce si è sparsa per tutto il Paese e Applestone è
diventato una star, una specie di messia della braciola: oltre alle televisioni
per intervistarlo e gli editori per proporgli libri su libri, va da lui la
gente “comune” per chiedergli lezioni su come uccidere e smembrare un animale.
Sarà per la crisi, sarà
perché c’è questo ritorno al bucolico, ma quello di Joshua non è un caso
isolato, anzi, sotto la sua ala di Gran Maestro della Salsiccia Perfetta si
stanno radunando un sacco di ex vegani con tanta voglia di sporcarsi le mani.
La tipologia dell’allievo
di Joshua ormai è standardizzata: hipsters della Grande Mela, coi tatuaggi bene
in vista (ebbene sì, anche quelli che hanno “Meat is murder” sulle loro
braccione possenti), maglia nera e anfibietto; ma non pensate che siano solo
uomini, anche le donzelle non vedono l’ora di
affondare la lama in un bel coniglietto bianco da scuoiare.
Sarebbe interessante
cercare di capire come una persona possa ancora guardarsi allo specchio o
comunque come possa alzarsi tutti i giorni dal letto con la coscienza che quel
giorno ucciderà almeno una dozzina di animali.
Il re dei macellai alla
moda regala la sua ultima chicca nel suo libro The butcher’s guide to well-raised meat (la guida su come comprare,
conservare, tagliare e cucinare la carne): nella prima pagina compare
un bel “Eat more veggies!”.
Poi
i piccoli macellai di paese sono stati sostituiti con le macellerie dei grandi
(sempre più grandi) centri commerciali, l’offerta è cresciuta prima ancora che
crescesse la domanda, ma la gente si è adattata subito, alla fine ci si poteva
permettere di mangiare la carne più di una volta alla settimana, o addirittura
al mese.
Con
l’industrializzazione dell’allevamento, è diminuita sempre di più l’umanità: il
vitello, il maiale, o qualunque altro essere senziente, sono diventati oggetti,
come i pezzi di compensato che si tagliano e si modellano per poi realizzare un
mobile dell’Ikea.
Alla
fine non si può essere umani se bisogna estinguere la sempre maggiore richiesta
di carne del giorno d’oggi.
Macellare
gli animali in serie, uno dietro l’altro, con una rapidità che ha
dell’impressionante, non è bastato: troppo pochi per così tante persone; quindi
si è deciso di aumentare il numero di capi di bestiame in maniera esponenziale,
garantendo una crescita dell’animale veloce grazie agli ormoni e agli
antibiotici.
Sono
nati così gli animali strappati alle madri anche nelle prime ore di vita, senza
nemmeno concedere la prima poppata (il latte è degli umani, mica del vitello!),
chiusi in box strettissimi, costretti a posizioni innaturali e con
un’alimentazione del tutto inadeguata, carente di ferro, soprattutto, perché si
sa, alla casalinga la carne di vitello piace bianca.
Col
passare degli anni certi mestieri, però, hanno iniziato a perdere fascino: i
giovani non aspiravano più a diventare falegnami, agricoltori o macellai, ma
buttarsi su mestieri più cool e alla moda tipo il grafico, il designer, il
pubblicitario e coi mestieri sono cambiate anche le mode alimentari: prima
macrobiotico, poi quella dei soli carboidrati, poi quella delle sole proteine,
vegetariani per dieta e alla fine vegani.
Eggià,
perché tanta gente all’inizio ci crede, va su internet, vede due foto di un
vitellino appeso per una zampa e si decide a non mangiare più carne perché è la
cosa più barbara che abbia mai visto oppure, peggio del peggio, perché qualche
nuovo idolo pompato dalla Peta urla a destra e a manca che gli animali vanno
rispettati (e poi si abboffa da MerDonald’s o da KFC).
Poi
ci sono quelli come Joshua Applestone.
Applestone
è un macellaio che ha debuttato a New York City, nel quartiere di Brooklyn, ed
è diventato nel giro di poco tempo una stella.
Il
successo di Joshua è dovuto ad un piccolo particolare sorprendente: accanito
sostenitore dei verbo di Jonathan Safran Foer e del suo Se niente importa, è stato vegano (chef,
oltretutto) per metà della sua vita.
Un
giorno Joshua però decide di aprire il suo ristorante e nel 2003 manda a farsi
benedire tutti i suoi ideali antispecisti.
Perché
la carne è necessaria, ma i fornitori che garantiscano umanità e rispetto
all’animale sono ben pochi, quindi non rimane altro che sporcarsi le mani “on
our own”.
Nasce
così la “Fleisher’s Grass fed and
Organic meat”, la macelleria dell’ex vegano paladino dei diritti degli animali;
ma non pensate male, fanno tutto loro: allevano, macellano, squartano, tagliano
etc etc, tutto con un occhio particolare al benessere dell’animale, perché il
sacrificio è necessario, ma bisogna farlo con rispetto!
Se
si chiede a Applestone come sia potuta succedere una cosa del genere, come sia
possibile passare da un estremo all’altro dopo aver appreso cosa comporta
l’industria della carne sull’animale, lui, candidamente, ride e risponde così:
“Dieci anni fa ero vegano, una cosa davvero imbarazzante! Una volta volta ho
fatto visita ad un produttore (PRODUTTORE??!! ndr) di vitelli: mi ha invitato a
pranzo e, ovviamente, aveva solo bistecche. Non mi scorderò mai la sua faccia
quando gli dissi che ero vegano”.
C’è
da aggiungere che Joshua viene da una famiglia col pedigree: macellai kosher da
quattro generazioni che mal digerivano la scelta vegana, ma che hanno subito
riaccolto in famiglia il figliol prodigo in stile “Carramba! Che sorpresa!”
quando si è deciso a rinsavire.
Lasciando da parte ogni
tipo di commento alla cosa, quello che fa più riflettere è la continua ricerca
di qualcosa che aiuti a pulire la coscienza, perché si sa, in fin dei conti la
macellazione etica è tutta un’altra storia, anzi, si può scusare del tutto.
lunedì 24 ottobre 2011
Questo fine settimana (segnalazioni importanti)
REQUIEM PER LA FINE DELLA SPECIE
Festival musicale antispecista
CSA Baraonda Via Pacinotti 13, Segrate – 3 minuti da Milano
Apertura con aperitivo: 18.30
Inizio concerti: 20.00
Ingresso a sottoscrizione
(In ordine non cronologico)
Ornaments
ManzOni
Stefano Pilia
The Great Northern X
Platonick Dive
Il requiem che si suonerà stasera non è per l’estinzione umana. Ma per la fine dell’umana signoria sugli esistenti di tutte le specie, compresa la propria. Il crollo di un regno che si è trasformato da dispotismo a tirannia totalitaria in cui lo stesso sovrano è rimasto intrappolato. È la stessa sovranità a cadere a pezzi, aprendoci il colpo d’occhio sull’ignoto spazio profondo di un futuro che a stento riusciamo a immaginare.
E’ tutta la catena di comando a saltare per aria: gerarchi, generali, ufficiali, soldati e guardie di un mondo specista che implode. E sono gli anelli della catena di un tempo cumulativo e ascendente, di cui l’uomo si è spacciato come il culmine, a disgiungersi nel crollo. Sopraggiunge una disseminazione orizzontale delle specie e degli esistenti, dell’intera struttura delle cose, come in un’esplosione multipla di stelle che generano la trabocchevole materia di un nuovo universo. L’essere è finalmente in abbandono, permettendoci l’abbandono alle nostre esistenze e delle nostre esistenze le une alle altre: l’essere si svela come il transito punteggiato degli esseri e come il gioco delle loro relazioni. Umani e non umani.
Ma è la stessa categoria di specie a incrinarsi nell’urto con le esistenze singolari e irripetibili esposte le une alle altre nel gioco della con-divisione e del con-tatto. Il gioco infinito del’accadere di ogni singolo con-tatto reale che avviene, attimo per attimo, incalcolabilmente, relega ogni categoria identitaria (specie, razza, genere) all’astrazione. Il mondo è finalmente visibile come il gioco di rimandi di questi tocchi singolari, inafferrabili dal concetto, sondabili nella loro abissalità insondabile soltanto dalla partecipazione della singola esistenza alle altre, dal salto in questo gioco abissale di ogni esistente singolare in carne ed ossa. L’essere si declina ormai alla seconda persona: tu, per ogni tu che viene nominato, e ancora prima toccato, incontrato.
Eppure il mondo specista dura. Ancora si tiene insieme, si dibatte contro la sua estinzione, resiste al proprio trapasso dovuto. Si scatena anzi in una violenza cieca. Perché la catastrofe di un mondo è insopportabile per chi ne detiene il dominio, materiale e simbolico. Insopportabile appare il lutto per chi lo abita avendolo accettato rassegnandosi alla sua ingiustizia.
E allora tocca a tutti, cioè a chiunque partendo da te e da me, in tutti i gesti e discorsi che offriamo in dono al nostro prossimo, prendersi il carico di questa ingiustizia opponendovi la giustizia che può accompagnare l’immondo al suo trapasso verso un mondo liberato, ovvero un mondo degno di questo nome.
Offriamo il dono della giustizia: offriamolo alla sua inesausta circolazione.
Cominciamo a suonare questo requiem gioioso.
http://munusumanus.blogspot.com/
fermiamoharlan@gmail.com
Cell 3396802655
fermiamoharlan@gmail.com
Cell 3396802655
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